La NAFLD: la malattia del fegato grasso non alcolica

La NAFLD (Non-alcoholic fatty liver disease o anche MAFLD Metabolic dysfunction-associated fatty liver disease) è un insieme di condizioni patologiche tra loro legate che colpiscono il fegato in assenza di abuso di alcolici e con un anomalo accumulo di grasso all’interno delle cellule epatiche. La malattia è strettamente associata all’obesità, alla sindrome metabolica, al diabete e alle dislipidemie (anomalie del metabolismo dei lipidi).

I vari stadi

La NAFLD si presenta con un primo stadio di steatosi epatica semplice (steatosi o fegato grasso) caratterizzato un accumulo di grasso nei vacuoli delle cellule epatiche (< del 5%). Si tenga presente che la steatosi semplice non è la NFLD, ma una parte del suo spettro. Lo stadio successivo è quello della steatoepatite non alcolica (NASH – Non Alcoholic Steato-Hepatitis) caratterizzato da un aumento di cellule con depositi di grasso (>del 5%) e infiammazione variabile dei lobuli epatici con o senza la presenza di tessuto connettivo fibrotico (fibrosi). All’incirca il 10-15% dei pazienti con NFLD presenta steatoepatite (NASH).

La steatosi semplice è una forma quasi sempre benigna e reversibile mentre la NASH è riconosciuta come forma grave di patologia epatica che, potenzialmente, può evolvere in cirrosi e, nei casi più gravi, in carcinoma epato-cellulare (HCC – Hepato-Cellular Carcinoma).

La cirrosi epatica si caratterizza invece per la presenza di necrosi del tessuto epatico funzionale successivamente sostituito da tessuto connettivo (fibrosi) e da un’alterazione del microcircolo ematico del fegato. L’insieme di questi fattori riducono la quantità di tessuto funzionante aumentando, al contempo, il rischio di sviluppare un’ipertensione portale. Circa il 25% delle cirrosi evolvono in epatocarcinoma e il 33% circa in decesso per cirrosi.

Epidemiologia

La prevalenza della malattia a livello mondiale è circa del 30% con un minimo nell’Europa occidentale (25.1%) ed un massimo registrato in America centro meridionale (44.4). In alcuni stati sudamericani la NAFLD colpisce il 59% della popolazione.

I valori totali di prevalenza a livello mondiale tendono ad aumentare nel tempo seguendo le tendenze delle patologie favorenti come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2 e le dislipidemie (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia).

Terapie

La terapia più efficace indicata per la cura della NAFLD/MAFLD consiste essenzialmente nella modifica dello stile di vita. Il paziente dovrà necessariamente adottare una dieta povera di zuccheri semplici e grassi. Abolire qualsiasi quantità di alcolici anche minima. Abolire l’uso delle bevande dolcificate. Aumentare le porzioni di frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Molto importante è diminuire sia la quantità di carni rosse, soprattutto processate (insaccati), e quella di formaggi stagionati, in favore del pesce, in particolare di quello azzurro. La frutta secca può essere molto utile, ma è bene non abusarne a causa del suo elevato apporto calorico. SI consiglia di non superare la quantità di 30-35 grammi al giorno.

Il paziente deve iniziare un percorso di ripresa graduale dell’attività fisica. Si ricorda che, come per l’obesità, il diabete e la sindrome metabolica, il movimento regolare non è un semplice consiglio, ma un atto terapeutico che ha la stessa importanza di quello farmacologico. Il paziente non sceglie se fare attività fisica, deve farla; sempre in relazione alle sue capacità motorie.

Oltre al cambiamento dello stile di vita il terapeuta potrà, quando necessario, associare una terapia farmacologica. A seconda del tipo di condizione e gravità potranno essere usate mono o multi-terapie. In particolare, le linee guida prevedono l’utilizzo della metformina, del plioglitazone, statine, vitamina E, vitamina C, Coenzima Q10, omega 3 e silimarina. Ulteriori terapie farmacologiche sono rappresentate dall’utilizzo di canagliflozin, dapagliflozin, empagliflozin ed agonisti del recettore GLP1. Questi farmaci hanno dimostrato di poter inibire la formazione de novo dei lipidi epatici, diminuire o prevenire la fibrosi e ridurre il danno al tessuto epatico.

Nei casi in cui la malattia è associata ad obesità, si dovrà tenere in considerazione la chirurgia bariatrica che si è dimostrata molto efficace nella diminuzione del peso corporeo, nel miglioramento del metabolismo epatico e generale, nella riduzione delle comorbidità (diabete 2, ipertensione, dislipidemie, patologie osteoarticolari, malattie dell’apparato respiratorio, ecc.) e con indiscutibili effetti benefici a lungo termine. Si tenga presente che in alcuni casi, la condizione epatica post-intervento può, paradossalmente, anche peggiorare nel breve termine, a causa del repentino calo di peso corporeo. Questa eventualità deve essere tenuta presente già prima dell’intervento chirurgico.

Le terapie descritte hanno sia lo scopo di ottenere la completa guarigione sia di scongiurare la progressione verso gli stadi avanzati o, nei casi più gravi, verso la cirrosi.

Bibliografia

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FOTO: BruceBlaus (Adert traduzione), CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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