Nel 2024, secondo gli ultimi dati ISTAT, poco meno di un terzo della popolazione italiana (28,58%) pratica attività fisica in modo continuativo. Una cifra che, seppur in lieve miglioramento rispetto al passato, evidenzia una persistente fragilità culturale e strutturale nella promozione di uno stile di vita attivo. Ancora più preoccupante è la profonda frattura geografica tra Nord e Sud, che continua a segnare il Paese anche sul piano della salute pubblica.

Nord vs Sud: due Italie a confronto
L’Italia si conferma divisa in due anche sotto il profilo dell’attività fisica. Le regioni settentrionali mostrano i livelli più alti di partecipazione sportiva, con punte di eccellenza in Trentino-Alto Adige (39,31%), Lombardia (34,22%) e Valle d’Aosta (34,17%). Tutto il Nord, in media, si attesta oltre il 32%, con valori decisamente superiori alla media nazionale.
Al contrario, il Mezzogiorno presenta una situazione molto più critica. La Calabria registra il dato più basso in assoluto, con appena 16,84% di cittadini fisicamente attivi, seguita da Campania (18,78%) e Sicilia (20,43%). Il valore medio dell’intero Sud si ferma al 21,49%, ben 7 punti percentuali sotto la media nazionale. Si tenga presente anche che proprio nelle regioni del Sud vi è la prevalenza maggiore di obesità.
Centro Italia: una posizione intermedia
Le regioni centrali, come Toscana (30,66%), Lazio (31,51%) e Umbria (30,06%), mostrano valori in linea o leggermente superiori alla media. Il Centro nel complesso raggiunge il 30,93%, posizionandosi tra le due Italie e confermando un livello moderatamente attivo.
Un divario che pesa sulla salute pubblica
Il divario Nord-Sud non è solo numerico, ma riflette differenze profonde nelle infrastrutture, nell’istruzione, nelle abitudini culturali e nella percezione del benessere. L’accessibilità a palestre, parchi urbani, trasporti sicuri e percorsi ciclopedonali è generalmente più elevata nelle regioni settentrionali, dove anche l’attenzione alla prevenzione e allo stile di vita sano è spesso più radicata.
In molte regioni meridionali, invece, il contesto socioeconomico più fragile, un’offerta sportiva disomogenea e minori investimenti pubblici contribuiscono alla diffusione della sedentarietà, aggravando i rischi legati a malattie croniche come obesità, diabete e patologie cardiovascolari.
L’urgenza di politiche mirate
Questi dati suggeriscono l’urgenza di interventi differenziati per territorio. Mentre nelle regioni settentrionali potrebbero essere incentivati programmi di mantenimento e potenziamento dell’attività sportiva, il Sud ha bisogno di un approccio più strutturale: investimenti in impianti, promozione nelle scuole, incentivi locali e campagne di educazione sanitaria.
Il sistema sanitario nazionale, le amministrazioni locali e le scuole devono collaborare per trasformare l’attività fisica da opzione individuale a scelta collettiva, inclusiva e accessibile.
Conclusione
L’Italia del 2024 resta un Paese parzialmente in movimento, ma troppo diseguale. Se il Nord corre, il Sud arranca e la media nazionale resta al di sotto dei livelli raccomandati per una popolazione sana. Per superare questo stallo non bastano campagne generiche, ma servono politiche territoriali intelligenti, capaci di riconoscere e colmare i divari. Promuovere l’attività fisica non è un lusso, ma un investimento strategico sulla salute, sulla coesione sociale e sul futuro del Paese.
Bibliografia
- Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Health for All – Italia. Attività fisica continuativa per sesso e regione (%), anno 2024. Disponibile da: https://www.istat.it/it/archivio/14562
FOTO di RDNE Stock project: https://www.pexels.com/it-it/foto/ragazza-gioco-partita-videogioco-8336927/
Zucconelli Ivan. 2025. Un Paese ancora troppo sedentario. www.ivanzucconelli.it




