La gestione del paziente obeso candidato o già sottoposto a trapianto d’organo rappresenta una sfida clinica complessa. L’obesità, infatti, è associata a un aumento significativo delle complicanze peri- e postoperatorie, nonché a un peggioramento dei risultati a lungo termine nei trapianti di reni, fegato e cuore. In questo contesto, la chirurgia bariatrica si è affermata come un efficace strumento terapeutico per ridurre il peso corporeo, migliorare le comorbilità metaboliche e ottimizzare la candidabilità al trapianto. Parallelamente, la pratica della chirurgia bariatrica post-trapianto d’organo si sta sviluppando anche per gestire l’obesità recidivante. In questo caso vi sono rischi specifici legati allo stato immunosoppressivo e alla complessità del follow-up farmacologico. Questa panoramica si propone di analizzare le evidenze più recenti riguardo ai benefici, rischi e implicazioni cliniche della chirurgia bariatrica prima e dopo il trapianto d’organo.
Tabella 1- Implicazioni cliniche della chirurgia bariatrica prima e dopo il trapianto di organo: effetti, benefici e rischi
| Voce | Descrizione e Implicazioni cliniche | Fonti |
| Chirurgia bariatrica pre-trapianto | Interventi bariatrici (principalmente sleeve gastrectomy e bypass gastrico Roux-en-Y) portano a una perdita media di peso del 25-35% entro 12-18 mesi, con remissione del diabete di tipo 2 nel 60-70% dei casi e miglioramento significativo dell’ipertensione e della funzione cardiaca. La riduzione ponderale ottimizza la candidabilità al trapianto, diminuendo del 30-40% le complicanze postoperatorie, quali infezioni, rigetto acuto e insufficienza d’organo. Il periodo di recupero consigliato tra chirurgia bariatrica e trapianto è di almeno 3-6 mesi per stabilizzare lo stato nutrizionale e metabolico. | 1, 2, 3 |
| Chirurgia bariatrica post-trapianto | Circa il 5-10% dei pazienti sottoposti a trapianto sviluppa obesità recidiva o persistente, per cui si ricorre a interventi bariatrici post-trapianto. Questi interventi inducono una perdita di peso del 20-30%, con miglioramenti clinici quali riduzione della pressione arteriosa, miglior controllo glicemico e diminuzione della proteinuria nei trapianti renali. Tuttavia, la chirurgia post-trapianto presenta rischi maggiori, con infezioni postoperatorie segnalate fino al 15%, complicanze di cicatrizzazione e alterato assorbimento dei farmaci immunosoppressori (necessario monitoraggio ematico continuo). La selezione del paziente è cruciale: solo soggetti con stabilità immunologica e funzione d’organo adeguata sono candidati. | 4, 5, 6, 7 |
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