Negli ultimi anni la chirurgia bariatrica ha cambiato la vita di molte persone con obesità severa. La sleeve gastrectomy, in particolare, è diventata uno degli interventi più eseguiti a livello mondiale.
Come accade però in una parte dei percorsi bariatrici, dopo alcuni anni può comparire un recupero di peso. Le cause e la gravità non sono mai uguali per tutti. Contano l’alimentazione, il movimento, gli ormoni, la terapia farmacologica, le abitudini quotidiane, la storia clinica e anche l’anatomia dello stomaco operato.
In alcuni pazienti, infatti, il tubo gastrico può dilatarsi nel tempo. Questo significa che lo stomaco, inizialmente trasformato in un tubo stretto, può perdere parte del suo effetto restrittivo. Il paziente si accorge spesso di riuscire a mangiare porzioni più grandi rispetto ai primi anni dopo l’intervento. Avverte minore sazietà e maggiore difficoltà a controllare il peso.
Fino a non molto tempo fa, quando la dilatazione della sleeve era importante, una delle strade principali era pensare a una nuova chirurgia. Questo poteva voler dire rifare la sleeve (re-sleeve) oppure una conversione ad altro intervento bariatrico, solitamente di tipo malassorbitivo. La chirurgia di revisione resta ancora oggi una risorsa fondamentale, ma non è una scelta banale. Un secondo intervento è tecnicamente più complesso del primo e richiede una valutazione molto accurata.
Oggi esiste anche una possibilità intermedia, meno invasiva, che in alcuni casi può essere presa in considerazione prima di arrivare a una nuova operazione. Si tratta della gastroplastica endoscopica, spesso indicata con la sigla ESG. Quando viene usata dopo una sleeve già eseguita, si parla più precisamente di ESG revisionale (re-ESG).
Il lavoro viene fatto per via endoscopica, attraverso la bocca, con strumenti che permettono di applicare suture interne alla parete gastrica. L’obiettivo è ridurre nuovamente il volume dello stomaco dilatato, ricreando una maggiore restrizione e favorendo un ritorno più precoce della sazietà.
Questo non significa che l’ESG revisionale sia adatta a tutti. Prima di proporla bisogna capire perché il paziente ha ripreso peso, quanto è dilatata la sleeve, quali sono le sue abitudini alimentari, se sono presenti reflusso, vomito, dolore, carenze nutrizionali o altre condizioni cliniche.
Il recupero di peso dopo sleeve non va più letto automaticamente come una situazione correggibile soltanto con una nuova chirurgia. In casi selezionati, la revisione endoscopica può rappresentare un passaggio terapeutico utile, meno aggressivo e più conservativo.
Dal punto di vista nutrizionale, resta comunque essenziale chiarire un aspetto. Nessuna procedura, chirurgica o endoscopica, funziona bene se viene separata dal comportamento alimentare. Ridurre di nuovo il volume dello stomaco può aiutare, ma il risultato dipende anche dalla qualità dei pasti, dalla gestione degli spuntini, dalla regolarità dei controlli e dalla capacità del paziente di rientrare in un percorso strutturato.
Per questo motivo, quando dopo anni da una sleeve compare un recupero di peso, la prima cosa da fare non è colpevolizzarsi. La prima cosa da fare è chiedere aiuto per rivalutare il caso. Serve capire se il problema è soprattutto comportamentale, metabolico, farmacologico, anatomico o misto. Solo dopo questa valutazione si può decidere se lavorare sul piano nutrizionale, introdurre una terapia medica, proporre una revisione endoscopica o considerare una nuova chirurgia.
La buona notizia è che oggi il percorso non è più obbligato in una sola direzione. Tra la dieta da sola e il reintervento chirurgico esiste, per alcuni pazienti, una zona intermedia, rappresentata dall’endoscopia bariatrica. Per molti questa possibilità può significare una seconda occasione terapeutica, più graduale e meno invasiva.
Bibliografia
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