I tumori del tessuto linfoide ed ematopoietico, che comprendono leucemie, linfomi e mielomi, rappresentano una delle principali sfide oncologiche nel nostro Paese. Per comprenderne meglio la distribuzione e l’andamento nel tempo, abbiamo analizzato i dati ISTAT dal 1990 al 2022 relativi al tasso di mortalità per 100.000 abitanti, considerando il totale della popolazione (maschi + femmine) e suddividendo l’Italia nelle tre classiche macroaree: Nord, Centro e Mezzogiorno.
Incidenza o mortalità? Due facce della stessa malattia
Quando si parla di tumori, è fondamentale distinguere tra incidenza e mortalità. Sebbene entrambi siano indicatori epidemiologici, raccontano storie diverse:
- L’incidenza misura quanti nuovi casi di una determinata malattia si verificano in un certo periodo, solitamente per 100.000 abitanti. Indica quindi quanto una malattia è frequente.
- La mortalità, invece, misura quante persone muoiono per quella patologia nello stesso intervallo temporale. Riflette non solo la gravità della malattia, ma anche la capacità del sistema sanitario di diagnosticarla e trattarla in tempo.
Una regione può avere alta incidenza, ma bassa mortalità, se la diagnosi è precoce e i trattamenti efficaci; oppure bassa incidenza, ma alta mortalità se i casi vengono intercettati troppo tardi.
Nel nostro caso, i dati ISTAT analizzati si riferiscono esclusivamente alla mortalità: non sappiamo quindi quanti siano i nuovi casi (incidenza), né i tassi di sopravvivenza. Per approfondire questi aspetti servirebbero i dati dei Registri Tumori o delle coorti cliniche.
Nord: mortalità stabile, ma più alta
Il Nord Italia ha mostrato nel corso degli ultimi trent’anni una mortalità per tumori ematologici mediamente più elevata rispetto alle altre macroaree. Nel 1990 il tasso superava già i 21 decessi per 100.000 abitanti, raggiungendo un picco intorno al 2020 con valori oltre i 27 casi su 100.000. La tendenza complessiva è di relativa stabilità, a fronte di un’incidenza probabilmente elevata ma compensata da un accesso più tempestivo ai servizi diagnostici e terapeutici.
Centro: andamento irregolare, ma tassi comparabili
Il Centro Italia ha seguito un andamento più irregolare, con valori compresi tra 20 e 27 decessi per 100.000 abitanti nel periodo osservato. Le oscillazioni negli anni sembrano riflettere sia variazioni reali nella mortalità che eventuali cambiamenti nella registrazione o classificazione dei decessi. In ogni caso, le differenze con il Nord si sono progressivamente ridotte.
Mezzogiorno: tassi più bassi, ma in costante crescita
Il Mezzogiorno si è distinto per una mortalità inizialmente molto più bassa, circa 14 casi ogni 100.000 abitanti nel 1990, ma ha mostrato una crescita costante fino al 2022, anno in cui ha superato i 21 decessi ogni 100.000. Questo aumento potrebbe riflettere sia un reale incremento della patologia che una maggiore capacità di diagnosi e registrazione, in un contesto in cui l’accesso alle cure resta disomogeneo.
Cosa ci dicono questi dati?
L’analisi delle tre macroaree evidenzia:
- Persistenza di un gradiente Nord-Sud, anche se progressivamente attenuato;
- Crescita lineare della mortalità nel Mezzogiorno, che suggerisce un cambiamento epidemiologico in corso;
- Tassi elevati ma stabili nel Nord, con un potenziale effetto bilanciato di alta incidenza e buon trattamento.
Va ribadito che questi sono dati di mortalità, non di incidenza né di sopravvivenza e non distinguono tra i diversi sottotipi di tumori ematologici. Per una lettura più approfondita servirebbero dati integrativi da registri tumori e banche cliniche.

Tabella 1 – Tendenza media per macroarea (1990 → 2022)
| Macroarea | 1990 | 2022 | Δ assoluta | Tendenza generale |
| Nord | 2,16 | 2,55 | +0,39 | Stabile-crescente su valori alti |
| Centro | 2,06 | 2,56 | +0,50 | Netta crescita, specialmente dopo il 2000 |
| Mezzogiorno | 1,44 | 2,16 | +0,72 | Forte incremento, partendo da valori bassi |
Previsioni a breve termine (2025-2030)
Basandosi sulle tendenze degli ultimi dieci anni, nei prossimi 3-7 anni si prevede una sostanziale stabilità dei tassi di mortalità per tumori linfoidi ed ematopoietici nelle regioni Nord e Centro, che dovrebbero mantenersi intorno a 2.6-2.7 per 100.000 abitanti con oscillazioni minime. Il Mezzogiorno continuerà probabilmente la sua crescita graduale, raggiungendo circa 2.3-2.4 entro il 2030, riducendo parzialmente ma non eliminando il divario storico con le altre macroaree. Tuttavia, queste proiezioni lineari potrebbero essere significativamente alterate dall’implementazione delle nuove terapie nei centri di eccellenza, dal miglioramento dell’accesso ai trattamenti innovativi al Sud attraverso i fondi PNRR, dall’adozione più diffusa di protocolli di diagnosi precoce, da cambiamenti normativi, crisi sanitarie o da nuove pandemie. La convergenza delle curve, se dovesse verificarsi, sarebbe più probabilmente il risultato di politiche sanitarie mirate piuttosto che di una naturale evoluzione temporale.
Conclusioni
In trent’anni di osservazione, la mortalità per tumori del sangue in Italia ha mostrato una tendenza eterogenea tra le macroaree. Se il Nord mantiene una prevalenza storica, il Mezzogiorno sembra oggi allinearsi, con un incremento preoccupante che impone riflessioni su prevenzione, accesso ai servizi e distribuzione territoriale delle risorse ematologiche. Garantire equità nei percorsi diagnostici e terapeutici resta una priorità cruciale per affrontare in modo efficace le neoplasie ematologiche in tutto il Paese.
Bibliografia essenziale
- ISTAT. Health For All – Italia 2025. Sistema informativo territoriale su sanità e salute. Roma: Istituto Nazionale di Statistica. https://www.istat.it/sistema-informativo-6/health-for-all-italia/
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- Trama A, Foschi R, Larrañaga N, et al. Survival of lymphoid neoplasms in Europe 2000-2002: results from the EUROCARE-5 study. Eur J Cancer. 2015;51(17):2254-2266.
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FOTO di Roger Brown: https://www.pexels.com/it-it/foto/rosso-medico-concetto-biologia-5149400/
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Zucconelli Ivan. 2025. Tumori ematologici in Italia: il divario Nord-Sud in 30 anni di dati ISTAT. www.ivanzucconelli.it




